Il discorso di Filippo Scianna per UBI. La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale

I patti nelle nostre tradizioni sono sempre sacri. Non sono semplici accordi intesi come sintesi di interessi di parte. Rescindibili al mutare del vento.
Il Buddha raggiunse il risveglio dopo aver preso una decisione radicale: non avrebbe abbandonato il suo posto sotto l’albero della Bodhi finché non avesse trovato una via per liberare gli esseri dalla sofferenza.
Era un patto con sé stesso. Eccetto la terra a cui il Buddha chiese di essere testimone nessuno era lì per affermare o smentire quell’impegno. Nessuno avrebbe potuto dire di un eventuale insuccesso. Eppure il Buddha mantenne quel Patto. Rimase fedele a una direzione anche quando sarebbe stato semplice e senza conseguenze fermarsi o tornare indietro.
Milarepa, il grande mistico tibetano promise di non abbandonare mai il proprio Maestro e di perseverare fino al completo risveglio, qualunque fosse il prezzo personale e malgrado le enormi difficoltà incontrate.

Anche il Patto che oggi sottoscriviamo partecipa di una dimensione di sacralità. Non è soltanto una dichiarazione pubblica: è un’assunzione di responsabilità. È la decisione di custodire nel tempo una direzione comune, anche quando emergeranno differenze, difficoltà o tensioni. La sua forza non risiede solo nel testo che firmiamo, ma nella coerenza con cui sapremo onorarlo.
Oggi il linguaggio tende a dividere più che a unire. A ridurre la complessità a contrapposizione. Ci viene continuamente chiesto di scegliere invece che accogliere, di respingere anziché ascoltare, di prendere posizione gli uni contro gli altri anziché cercare sintesi comuni. Le confessioni religiose riunite attorno a questo Patto, decidono in forma radicalmente opposta ovvero assumere una responsabilità comune affermando che le differenze non sono l’anticamera delle divisioni. Che il pensiero unico. può certo generare conformità ma mai comunità e mai una risposta sana alla frammentazione.
Siamo qui per affermare che la fedeltà autentica alla propria tradizione non si rafforza nell’omologazione, ma nella capacità di entrare in relazione, di conoscere altre esperienze di fede e di stringere Patti. Oggi offriamo alla società un esempio concreto di questa possibilità. Non una generica tolleranza, ma un’alleanza.Non la rinuncia alle proprie convinzioni, ma l’impegno a metterle al servizio di un bene comune. È questo il significato del Patto che oggi sottoscriviamo. Ed è questa la responsabilità che, insieme, scegliamo di assumere.

 

Filippo Scianna, presidente Unione Buddhista Italiana

Ara Pacis, Roma, 25 giugno 2026